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Exit poll, la Svezia ferma l’ultradestra, che resta dietro ai conservatori. In testa il centrosinistra con il 51,3%
Oltre quattro ore di coda per votare, un membro degli Abba che dedica “Mamma mia” alla candidata di centrosinistra, un vantaggio di dieci punti percentuali evaporato in poco più di tre settimane, ma poi contrastato dagli exit poll. Le elezioni parlamentari tenutesi ieri in Svezia, che aprono la strada alla scelta del nuovo premier di Stoccolma, hanno avuto ben poco di ordinario. Nel pomeriggio il dato politico raccontava un testa a testa che fino a poche settimane prima sarebbe parso improbabile. Il blocco di centrosinistra di Magdalena Andersson, avanti per mesi con un margine largo sui conservatori di Ulf Kristersson, era stato progressivamente raggiunto: gli ultimi sondaggi gli assegnavano il 49,3%, contro il 49% della coalizione di destra. Poi, alla chiusura dei seggi, la prima fotografia ha ribaltata la narrazione. Secondo l’exit poll Svt/Valu diffuso attorno alle 20, e confermato dalla rilevazione di Tv4, i Socialdemocratici di Andersson restavano il primo partito con il 28,4%, con l’intero campo di centrosinistra arrivato al 51,3% delle preferenze. Un margine più largo di quello prefigurato alla vigilia, ma comunque risicato e ancora tutto da verificare. Alle spalle dei socialdemocratici, i Moderati del premier uscente Kristersson, al 18,1%. Un dato che, se confermato, farebbe cadere anche un’altra previsione delle ultime settimane: i Democratici svedesi, il movimento nazionalista e anti-immigrazione dell’ultradestra di Jimmie Åkesson, era dato da alcuni sondaggi come prima forza della destra. Secondo le rilevazioni, si sarebbe invece fermato al 17,2%, cioè 3,3 punti sotto il risultato delle politiche del 2022. Per Andersson, un esito in linea con questi dati sarebbe l’uscita favorevole da una campagna aspra. Ieri la leader socialdemocratica l’ha definita «sporca, caratterizzata da molte menzogne», provenienti soprattutto dai Democratici svedesi. Kristersson, a nemmeno un’ora dalla chiusura dei seggi, aveva impiegato tutt’altro registro, definendo la campagna un periodo «incredibilmente piacevole», fatto di «duro lavoro» ed «entusiasmo», che lo lasciava «fiducioso» sull’esito. Se il centrodestra riuscisse però a ribaltare le proiezioni, la partita più delicata comincerebbe con il post-voto. Negli ultimi quattro anni il governo conservatore ha vissuto del sostegno esterno dei Democratici svedesi, ma stavolta Kristersson ha aperto alla loro partecipazione diretta all’esecutivo. Sarebbe il primo ingresso dell’ultradestra nel governo nazionale, con Åkesson disposto, secondo gli accordi maturati nella campagna, a rinunciare alla corsa alla carica di premier in cambio di più ministeri. Ma il precedente del 2022 ha insegnato agli svedesi che nulla è detto, finché non si conta l’ultimo voto. Quattro anni fa gli exit poll di Svt avevano assegnato ad Andersson 176 seggi contro i 173 della destra, e anche i primi risultati avevano confermato quel vantaggio. Dopo quasi tre ore, il ribaltamento totale: 176 seggi al centrodestra, 173 al centrosinistra.
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