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Pugni alle prostitute e minacce a mano armata: due 21enni arrestati per tre rapine. Incastrati da video e telefoni
Pugni e minacce a mano armata per rapinare le prostitute: due 21enni italiani arrestati dopo le indagini dei Carabinieri su tre episodi violenti avvenuti nel mese di marzo 2026 ad Arezzo. Le donne venivano sorprese in appartamento dai malfattori, con guanti e passamontagna, e costrette a consegnare i soldi provento della loro attività. Sono stati gli investigatori della Compagnia di Arezzo, Nucleo operativo, a eseguire la duplice ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Arezzo e scattata sulla base degli elementi raccolti. I giovani sono accusati di rapina consumata e tentata. Ad incastrarli le testimonianze, i tabulati telefonici, le immagini delle telecamere e il ritrovamento dei vestiti utilizzati nelle aggressioni. Le azioni criminose avvenivano con l’utilizzo di forza fisica, urla, pugni e di un’arma che serviva per minacciare le vittime. Le indagini dei militari dell’Arma e dirette dalla Procura della Repubblica di Arezzo - spiegano in una nota i Carabinieri - hanno consentito di risalire ai due, non solo grazie alle testimonianze raccolte, ma anche alle attività condotte sulle utenze telefoniche e i sistemi di videosorveglianza presenti nel capoluogo aretino. La visione delle telecamere, in particolare, ha consentito ai carabinieri di acquisire elementi utili per eseguire una perquisizione delegata, nel corso della quale sono stati rinvenuti gli indumenti utilizzati per compiere l’azione delittuosa. Durante l’esecuzione della misura i Carabinieri hanno anche sequestrato anche fucili che risultano rubati da abitazioni della provincia di Arezzo nel periodo dal 1993 al 2007. Proprio grazie agli indizi raccolti, il Gip del Tribunale aretino, su richiesta della Procura della Repubblica, ha potuto emettere a carico dei due l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, che è stata eseguita dai militari del Nucleo Operativo Radiomobile della Compagnia di Arezzo. I due si trovano ora rinchiusi nella casa circondariale di via Garibaldi ad Arezzo.
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