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Gaslighting

22/09/2026 · Event 🕐 🆕 😊
“Gaslighting”   Progetto Artistico di Roberta Maola Cura e Testo critico di Laura V.d.B. Facchini   23/27 Settembre 2026 | Palazzo Ducale “Cantelmo” | Atina           “Gaslighting” è un progetto d’arte ideato e realizzato da Roberta Maola che si terrà dal 23 al 27 settembre 2026 presso il Palazzo Ducale “Cantelmo” di Atina, a cura e con il testo critico di Laura V.d.B. Facchini.      L’inaugurazione è prevista per Mercoledì 23 Settembre 2026 alle ore 17.00.      Organizzato e presentato dal Comune di Atina e promosso dalla Pro loco di Atina con il patrocinio dell’organizzazione no-profit “WindMill Art Power Plant” e Women Visual Artists Database il progetto è pensato dall’artista come un insieme di azione partecipata ed esposizione di opere tutte a matita su carta in stile iperrealista.       “Può l’Arte contrastare le molteplici forme della violenza?”      È da questa domanda che l’artista parte per affrontare il tema della violenza nelle sue manifestazioni più evidenti ma anche in quelle più sottili, quotidiane e difficili da riconoscere. Al centro di tutto il fenomeno del gaslighting, una forma particolarmente subdola di manipolazione psicologica attraverso la quale una persona viene progressivamente portata a dubitare delle proprie percezioni, dei propri ricordi e della propria capacità di interpretare la realtà. Una dinamica che può manifestarsi nelle relazioni familiari e di coppia, sul luogo di lavoro, a scuola, nelle amicizie e persino all’interno delle relazioni di aiuto, assumendo forme diverse di svalutazione, controllo, isolamento, colpevolizzazione e negazione dell’esperienza dell’altro.      Roberta Maola sceglie di trattare questo tema non soltanto attraverso la rappresentazione artistica, ma facendo dell’Arte uno spazio concreto nel quale riconoscere, nominare e condividere esperienze spesso rimaste senza parole. La sua ricerca si interroga sul ruolo dell’arte, e in particolare dell’arte declinata al femminile, nella possibilità di mettere in discussione stereotipi, ruoli di genere e rapporti di potere, favorendo consapevolezza, empatia ed empowerment.      La mostra presenta opere appartenenti alle serie “Fiori d’acciaio” e “Tratti ritratti”, due percorsi differenti ma complementari attraverso i quali l’artista racconta la complessità dell’esperienza femminile. La prima serie mette in luce la bellezza e la resilienza di donne che si confrontano con forme di violenza, discriminazione e ingiustizia sociale, da quelle più esplicite a quelle più sottili e pervasive. Nella seconda serie, invece, il volto diventa il luogo nel quale il tempo, le esperienze, le ferite e le trasformazioni di una storia personale si depositano e diventano segni visibili.      Le opere saranno allestite intorno a una struttura site-specific di 2,5 metri per 2,5 e alta 2,5 metri, riassemblata direttamente nello spazio espositivo. La costruzione, concepita come elemento architettonico e insieme Opera, assume la forma simbolica di un monolite, una casa, un rifugio, il contenitore dell’azione partecipata che costituisce uno degli elementi centrali dell’intero progetto. Al suo interno sarà collocato un disegno a matita su carta inserito in una doppia teca di plexiglass, che avrà il compito di aiutare i partecipanti a recuperare e rielaborare contenuti di forte impatto emotivo. Ogni visitatore infatti, sarà invitato a sostare all’interno della struttura e a scrivere su un biglietto, diviso in due parti, da un lato una frase svalutante ricevuta nel corso della propria vita e, dall’altro lato, la risposta positiva che avrebbe voluto dare ma che non ha avuto allora la possibilità, la forza o lo spazio di esprimere. La prima verrà lasciata all’interno della struttura, mentre l’altra potrà essere portata con sé. Un gesto semplice che diventa un atto di riappropriazione lasciando fuori di sé ciò che ha ferito e, allo stesso tempo, dando forma a una voce alternativa, capace di restituire valore a chi scrive. La scrittura diventa così un gesto performativo di esternalizzazione e riformulazione, trasformando un’esperienza individuale in un segno condiviso. Al termine del progetto, le frasi lasciate dai partecipanti comporranno sulle pareti dello spazio una vera e propria installazione partecipata, della quale i visitatori saranno autori insieme all’artista.       “Gaslighting” nasce quindi dalla convinzione che l’Arte possa fare qualcosa di più che rappresentare la realtà: possa diventare uno spazio concreto di resistenza, trasformazione e cura collettiva. Come sottolinea la curatrice Laura V.d.B. Facchini, nella ricerca di Roberta Maola l’opera può attraversare lo sguardo di chi osserva e produrre un possibile “effetto farfalla”, innescando nella mente e nel cuore dello spettatore una nuova consapevolezza rispetto alle forme di manipolazione psicologica e culturale che possono attraversare la vita quotidiana. La mostra diventa così un luogo nel quale guardare, riconoscere, ricordare,
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