SBLOB
marioavagliano.it

Intervista a Maria Giustina Laurenzi, attrice

20/08/2026 · Article 🕐 🆕 🇮🇹 😊
di Mario Avagliano Attrice, regista televisiva e teatrale, autrice di sceneggiature e di testi per il teatro. La cinquantenne salernitana Maria Giustina Laurenzi è un vulcano di iniziative. E’ una delle registe preferite di Dacia Maraini e ha frequentato a lungo casa Moravia. E’ amica di Lina Wertmuller e ha recitato in molte delle sue pellicole, come “Francesca e Nunziata”, il film-tv tratto dal fortunato libro di Maria Orsini Natale e andato in onda su Canale 5 la scorsa stagione. La Laurenzi vive tra Salerno e Roma, dove ha la sua base di lavoro, e il prossimo 5 aprile presenterà al Teatro delle Arti il suo ultimo documentario, voce narrante la Maraini, dedicato alla provincia di Salerno tra miti, storia e cultura. Partiamo dalla Salerno della sua infanzia...La mia è una famiglia di commercianti. Mio padre e mia madre si amavano molto. Ho avuto un’infanzia bellissima. Vivere in una città piccola facilita le amicizie, gli incontri, i giochi. Abitavo in via Principessa Sighelgaita e passavo interi pomeriggi a giocare con i miei amici nell’allora Orto Botanico.Com’era la Salerno di quel tempo?La Salerno degli anni Cinquanta era una città urbanisticamente elegante, con un lungomare di grande fascino. Poi purtroppo, a cavallo degli anni Sessanta, quando ero adolescente, ho visto sorgere i mostri, i palazzoni di cemento, specie nella zona orientale. Culturalmente, invece, c’era ben poco, a parte alcune figure importanti come Alfonso Gatto. Un giorno, avevo quindici anni, mi ritrovai a leggere le poesie di Gatto al Casino Sociale, con lui presente. Ricordo ancora che al termine della serata si complimentò con me e io arrossii.Quando nasce la sua passione per il teatro?Io studiavo al Liceo Artistico, con mia cugina Loredana Gigliotti, che poi è diventata una brava pittrice. Quasi subito, però, mi resi conto che quello non era il mio mondo, e così a 14-15 anni cominciai a frequentare un gruppo di ragazzi che faceva teatro, tra i quali c’era Geppino Gentile, che ora insegna letteratura spagnola all’Università. Insieme a loro feci i primi passi in quel mondo nel gruppo di Alessandro Nisivoccia.Ci parli di Nisivoccia.Avevamo entrambi i nasi più belli di Salerno; belli perché lunghi, intendo dire. Lo prendevamo bonariamente in giro perché imitava Gasmann. Siamo rimasti amici. Quando lo incontro per strada, ci abbracciamo contenti.Il ‘68 lei lo vive sulle “barricate”…Partecipai intensamente a quella stagione. Ho dei ricordi bellissimi. Per esempio, le riunioni carbonare negli appartamenti per organizzare le occupazioni della scuola. Facevo parte di un gruppo di persone vitali che aveva uno scopo nella vita. Ci credevamo veramente, i ragazzi di oggi non se ne rendono conto. Avevamo la sensazione di vivere una rivoluzione, eravamo certi che tutto il mondo sarebbe cambiato.E’ in quel turbinio di passioni e di ideali che conosce Michele Santoro?Sì. Michele era già allora un leader. T’incantavi a sentirlo parlare. Era un ragazzo di grande intelligenza, che sapeva il fatto suo. Tra l’altro era bellissimo. Piaceva molto alle ragazze. Con lui organizzammo anche spettacoli di strada. Ricordo un memorabile “Fanfani e Pulcinella”. Santoro faceva teatro?Faceva parte del gruppo teatrale dal quale, nel 1970, ebbe origine Teatrogruppo. Il Teatrogruppo di Salerno fu una delle realtà più interessanti del teatro sperimentale di quegli anni.La nostra intenzione era “politica”. Volevamo realizzare spettacoli che arrivassero in maniera diversa alla gente, producendo un teatro non più borghese ma di ricerca. C’erano Paola Apolito, Geppino Gentile, Carlo Vassallo, Ciro Caliendo, Gabriella e Giuliana D’Amore, Andrea Bastolla, Fiorenzo Santoro, Attilio Bonadies, Michela Manzoni. Ognuno di noi ha preso strade diverse, chi è diventato magistrato, chi docente universitario, chi preside, ma quell’esperienza fu davvero formativa per tutti, perché eravamo animati dalla voglia di stare insieme, di creare insieme.Con il Teatrogruppo rappresentaste spettacoli nei luoghi sacri della cultura italiana, dalla Biennale di Venezia alla Piccola Scala di Milano.Le nostre messe in scena erano il frutto di una grande ricerca sulla musica, i canti e i balli della tradizione popolare del salernitano. Era una cosa nuova per il teatro italiano e quindi ci invitarono un po’ dappertutto. Uno spettacolo assai emozionante fu a Torino, sotto un tendone da circo, ad una rassegna nazionale di teatro di ricerca. Cominciò a piovere e sotto il fragore della pioggia la nostra cantante, Adriana Ciaco, intonò una ninna nanna popolare che mise i brividi a tutti gli spettatori. Fu come se ci avesse restituito un pezzo di mondo antico.Nel 1977 lei fonda e dirige Teatra.Erano gli anni del femminismo. Sentivamo l’esigenza di sperimentare un teatro scritto e interpretato secondo il punto di vista delle donne. All’inizio pensammo a una scissione dal Teatrogruppo, ma lì c’erano i nostri fidanzati e mariti, e allora ci limitammo a declinare il gruppo al femminile. Scoprimmo che c’è un m
Leggi l'articolo su marioavagliano.it
Pagina non trovata - SBLOB.IT
SBLOB

404

Pagina non trovata.

Torna alla home