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«Questa nuova realtà è solo l

28/08/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
«Questa nuova realtà è solo l’inizio», spiega Laurène Descamps, 32 anni, membro dell’Alleanza “No a estati a 50 °C!”. Descamps è membro di “Our answer” (“La nostra risposta”, ndr), un’organizzazione che si batte per una svolta a sinistra alle elezioni federali del 2027. Attualmente, Descamps è impegnata in vista delle mobilitazioni per il clima in programma il 19 e il 25 settembre, entrambe sostenute anche dal sindacato Unia. L’obiettivo è quello di coinvolgere nelle manifestazioni il maggior numero possibile di lavoratrici e lavoratori da ogni ambito professionale: dal settore sanitario all’agricoltura, dagli operai edili ai giardinieri. Descamps afferma, infatti, che «Le persone sono preoccupate, visto che la crisi climatica si fa ormai sentire in modo più evidente».   La coalizione intende raccogliere questa preoccupazione ed esercitare, con essa, pressione politica. Questo perché – senza un cambiamento di rotta radicale a livello politico ed economico – in Svizzera si rischiano temperature estive che potrebbero raggiungere fino a 50 gradi. Nuovi scenari climatici elaborati dal Politecnico federale di Zurigo (ETH) confermano che, nel 2050, temperature di questo tenore estremo saranno localmente possibili nel nostro paese, senza contare che il record delle temperature massime, per quanto riguarda il versante nord delle Alpi, è stato registrato proprio quest’estate con 39,7 gradi. A Basilea, dove è stato riscontrato il nuovo primato, quest’estate si sono inoltre già contati più di 50 giorni di caldo con temperature superiori ai 30 gradi.   Il Consiglio federale respinge l'iniziativa sulla piazza finanziaria Oltre a misure di protezione immediate, l’alleanza “No a estati a 50 °C!” chiede pure l’abbandono immediato delle energie fossili. Secondo i promotori, infatti, nessuna misura sarà realmente efficace a meno che non sia specificatamente pensata per proteggere le risorse fondamentali per la vita; da qui, l’appello alla politica perché affronti di petto le cause alla base del riscaldamento globale. A questo proposito, secondo l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), la Svizzera non sta infatti raggiungendo i propri obiettivi climatici – di per sé già poco ambiziosi – e continua a investire troppo poco nella protezione del clima continuando, anzi, ad alimentare la crisi climatica. L’adozione di una regolamentazione in questo senso nell’ambito dell’industria e dei settori economici particolarmente dannosi per il clima continua a essere rinviata. Senza contare, poi, l’impatto della piazza finanziaria svizzera – con il commercio di materie prime e i gruppi aziendali attivi a livello internazionale –, che genera da 14 a 18 volte le emissioni totali di CO₂ sul territorio nazionale. Ciononostante, il Consiglio federale ha deciso di respingere l’iniziativa popolare “Per una piazza finanziaria svizzera sostenibile e orientata al futuro” senza presentare alcuna controproposta. Rendendolo noto proprio durante l’ultima ondata di caldo di metà agosto.   3.700 morti al giorno a causa del caldo Al momento non sono previste misure immediate né fondi aggiuntivi per la protezione del clima. Solo gli agricoltori colpiti dalla siccità riceveranno aiuti immediati: l'esercito sta trasportando acqua per via aerea verso le aziende agricole alpine e i dazi sulle importazioni di fieno sono stati sospesi. La coalizione, ora, chiede però ulteriori misure, immediate, per proteggere l’intera popolazione: -Inverdimento delle città e degli insediamenti-Ristrutturazione di edifici (in particolare scuole e strutture pubbliche), in modo da renderli più resilienti ai cambiamenti climatici-Orari di lavoro e di lezione adeguati durante le ondate di calore-Misure vincolanti per la tutela della salute sul posto di lavoro e retribuzione garantita in caso di interruzione del lavoro a causa di calore estremo-Misure di protezione efficaci per le persone particolarmente vulnerabili   L’alleanza, infine, sottolinea la dimensione globale della crisi climatica: le conseguenze più gravi colpiscono oggi in particolare le popolazioni del Sud del mondo, che hanno però contribuito solo in misura minore al riscaldamento globale. E tali conseguenze sono drammatiche. Ad esempio in India, dove le ondate di calore con temperature superiori ai 45 gradi causano ogni giorno circa 3.700 decessi in più dovuti al caldo. La tutela di queste vite umane, secondo i promotori, richiede una trasformazione socialmente equa e un’assunzione di responsabilità dal punto di vista globale, soprattutto
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