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Torna sui banchi a 57 anni e si diploma in memoria del figlio morto: "L'avevo promesso a lui"

21/06/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 ⚠️
Quattro anni fa, quando un infarto le ha portato via il figlio, per lei il tempo si è fermato. Parlava poco, quasi niente. La sofferenza saturava ogni spazio. Eppure oggi, a 57 anni, Salvatrice Librizzi, per tutti Salvina, siede tra i banchi del corso Serale dell’Istituto Tecnico Economico F. Scarpellini di Foligno per affrontare la prima prova scritta dell'esame di maturità. Un traguardo che ha un volto inconfondibile: quello di Calogero, il figlio che non c'è più. Il diploma che sogna di stringere tra le mani nei prossimi giorni sarà dedicato a lui, che non ha mai smesso di credere nelle sue capacità. Laureato in Chimica, era lui a ripeterle che non è mai troppo tardi per imparare, che un pezzo di carta può rappresentare molto più di un titolo di studio. Era lui a spronarla a non arrendersi, a perseverare, a credere che anche dopo una vita trascorsa a mettere gli altri al primo posto ci fosse ancora tempo e modo per realizzare un sogno. Salvina, originaria della provincia di Palermo, aveva interrotto gli studi dopo la licenza media per motivi familiari. La vita aveva preso altre strade, tra doveri e responsabilità. Ma quel desiderio era sopravvissuto, nascosto nella dimenticanza delle cose quotidiane, in attesa del momento giusto per riaffiorare. Quando è entrata in classe per la prima volta era una donna sopraffatta dal lutto, così provata dal dolore da aver perso le parole. Poi, lentamente, qualcosa ha incrinato il silenzio, il mutismo del dolore. Le lezioni, i libri, le verifiche, i compiti da consegnare, i compagni di classe, da cui è stata accolta come una specie di sorella maggiore. Giorno dopo giorno, lo studio è diventato un' ancora di salvezza, una forma di guarigione emotiva. Non per dimenticare, ché il dolore non si cancella, ma per imparare a conviverci. Nell’aula del serale ha trovato il modo per trasformare il vuoto in memoria viva. A dare un senso al presente. Accanto a lei ci sono sempre stati anche l’altro figlio, più piccolo, e il marito, che hanno sostenuto con convinzione la sua scelta di rimettersi in gioco e riprendere gli studi. Ma anche i docenti del consiglio di classe che Salvina non smette mai di ringraziare. Un sostegno prezioso nei momenti più difficili, quelli in cui la tentazione di arrendersi sembrava avere il sopravvento. Era arrivata a convincersi che non ce l'avrebbe fatta. Poi è successo qualcosa che ha cancellato quel pensiero intrusivo. Una notte ha sognato il figlio scomparso. Nel sogno lui era lì, accanto a lei, e le diceva semplicemente di andare avanti, di non darsi per vinta. La mattina successiva sono uscite le materie della maturità. E contro ogni previsione non era uscito inglese ma francese, una lingua che aveva studiato alle medie e che, pur con qualche difficoltà, percepiva più familiare e accessibile. Per lei è stato un segno del destino, non una coincidenza. Anche il capolavoro, il progetto che accompagna il percorso di studi, racconta molto della sua resilienza. Ha deciso di parlare del ponte tibetano di Sellano, attraversato di recente durante un'esperienza che, tra paura ed emozione, è stata una specie di viaggio interiore. Una scelta che è anche un omaggio allo spirito libero del figlio, alla sua sete di vita. Oggi, mentre si cimenta con il foglio bianco della prova di italiano, sa che per lei si tratta di qualcosa di più di un esame. È il punto di arrivo di un percorso di rinascita, una specie di catarsi. Continuerà a studiare, Salvina, intenzionata, dopo la maturità, a iscriversi a un corso di informatica e a seguire le lezioni dell’Università della Terza Età. E a chi vive lo stesso dolore che ha attraversato lei, rivolge, con la forza della sua semplicità, un messaggio limpido e potente: “Non mollare mai. Anche quando sembra impossibile andare avanti”.
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