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Il film italiano che fa propaganda su Gaza

06/06/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹
Le venticinque pagine che compongono il pdf volto a pubblicizzare l’ultimo lavoro cinematografico della casa di produzione cinematografica MasiFilm srl si aprono con un’immagine dominata da toni grigi e da un’estetica cupa e tragica. Un grande aereo militare a quattro eliche, simile ad un Lockheed C-130 Hercules, aereo da trasporto tattico militare occupa il centro dell’immagine e sovrasta un paesaggio devastato, costituito da palazzi sventrati e cumuli di rovine. Sullo sfondo, appena distinguibili, alcuni soggetti: una donna che stringe a sé un bambino, un’altra con la mano sul volto, e poco più in là un uomo che spinge una bicicletta tra i detriti. Al centro campeggia il titolo, "Linea di difesa", con l’ultima parola, più grande delle altre, colorata dal tricolore italiano, unico elemento cromatico in una composizione altrimenti spenta. In basso, il sottotitolo: Gaza. È questa la copertina di un progetto cinematografico ambizioso, dedicato alle missioni speciali italiane nei contesti internazionali di crisi e realizzato con «la collaborazione e il supporto» della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, del Ministero della Difesa, dello Stato maggiore della Difesa, del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e dell’Unità di crisi della Farnesina. Il primo capitolo della saga sarebbe incentrato sull’operato dell’Agenzia italiana per la sicurezza e l’intelligence esterna (AISE) nella Striscia di Gaza. Il 27 maggio, il progetto è stato ufficializzato pubblicamente attraverso un comunicato stampa diffuso da Rai Cinema e MasiFilm, con la partecipazione di HBO. Nella nota, “Linea di difesa – Gaza” viene presentato come un «action ispirato a fatti reali» sulle operazioni dell’intelligence italiana e delle forze speciali impegnate nell’evacuazione «di bambini palestinesi feriti dai bombardamenti israeliani». Un annuncio che conferma pubblicamente l’esistenza del progetto e il coinvolgimento diretto di apparati dello Stato nella sua realizzazione. Nel dossier di presentazione – un documento interno destinato agli addetti ai lavori, che abbiamo visionato in anteprima – il film viene presentato come un’opera «che mostra come mai è stato fatto prima il delicato lavoro dell’intelligence italiana e delle forze speciali d’élite», costruito attorno a «un’operazione ad alto rischio, ispirata a fatti reali, per evacuare bambini feriti da Gaza». Va qui precisato che il documento non riporta la sceneggiatura integrale e che potrebbe quindi subire variazioni. Dalle informazioni essenziali, contenute nella scheda del lungometraggio, emergono i principali dati produttivi che trovano riscontro anche nel database pubblico delle opere del Ministero della Cultura, consultabile tramite il sistema DGCOL. La durata prevista è di un’ora e quaranta minuti, il costo stimato gravita attorno ai sette milioni e mezzo di euro per il solo primo capitolo, mentre la regia è affidata ad Alessandro Tonda e la sceneggiatura firmata da Andrea Nobile e Lorenzo Bagnatori. La vicenda si sviluppa attorno a una missione umanitaria, la cui narrazione è affidata sin da subito a toni eroici e gloriosi. «Per portare fuori da Gaza un gruppo di bambini feriti un’analista dei servizi segreti italiani e un veterano delle forze speciali passato all’AISE guidano un corridoio umanitario con mediazione vaticana», in «una missione cruciale che mette alla prova coscienza e lealtà» recita la sinossi del film. Il racconto seguirebbe una traiettoria che unisce livelli diversi, «dalla sala decisionale di Roma alla mediazione vaticana fino al perimetro operativo», costruendo una continuità tra decisione politica e intervento sul campo, dove «ogni parola è un atto, ogni atto lascia traccia». All’interno di questa struttura narrativa si svilupperebbero le vicende dei protagonisti. Alice Biasin, trentacinque anni, è descritta come una «brillante targeting officer dell’AISE», proveniente dalla Polizia di Stato e con una formazione accademica come esperta di Medio Oriente. È una figura costruita come “mente” analitica, «abituata a leggere il mondo attraverso dati, pattern, algoritmi e intelligenza artificiale», ma spinta a uscire dal ruolo tecnico: «non si accontenta di stare dietro la scrivania», cerca spazio e azione. Il personaggio sarebbe interpretato da Sara Serraiocco, attrice classe 1990 formatasi al Centro sperimentale di cinematografia. Accanto a lei, Ettore, cinquant’anni, ex incursore del Col Moschin e ora agente operativo dell’A
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