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I cittadini scendano in campo in difesa dei salari e della democrazia

03/07/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
In Svizzera, le lavoratrici e i lavoratori con un impiego a tempo pieno devono poter vivere del loro salario. E le decisioni democratiche prese dai parlamenti o dai cittadini di Cantoni e Comuni di introdurre dei minimi legali applicabili all’insieme dei salariati vanno rispettate. Questi, in estrema sintesi, i motivi per cui un comitato unitario di sindacati e partiti di sinistra, presentatosi questa mattina a Berna in una conferenza stampa, ha deciso di lanciare il referendum contro la modifica di legge, approvata dalle Camere federali lo scorso 19 giugno, che costituisce “un attacco frontale ai salari minimi” decisi a livello cantonale e comunale (il più delle volte attraverso votazioni popolari) per contrastare il fenomeno dei lavoratori poveri. Perché così facendo, la maggioranza borghese del Parlamento sdogana remunerazioni miserevoli che non consentono di vivere: un “segnale pericoloso”, commenta il comitato, che oggi ha ufficialmente avviato la raccolta delle 50mila firme necessarie per portare i cittadini alle urne.   Con la riforma legislativa in questione (che tecnicamente consiste in una modifica della “Legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro”), si attribuisce primato assoluto ai minimi salariali iscritti nei contratti collettivi di lavoro (CCL) dichiarati di obbligatorietà generale (che si applicano cioè a un intero ramo o settore professionale) rispetto a quelli previsti dalle leggi cantonali o comunali, anche nei casi in cui i primi sono inferiori ai secondi. Questo significa che, in caso di entrata in vigore della riforma federale, decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori attivi nell’albergheria e nella ristorazione, nelle pulizie, nei saloni di parrucchiere, nelle panetterie e macellerie o in altri rami professionali in cui le remunerazioni sono già molto basse, vedrebbero il loro reddito da lavoro diminuire ulteriormente. Perché a valere non sarebbero più i salari minimi legali (con cui si garantisce il minimo vitale) che sono già stati o che verranno introdotti da Cantoni e Comuni nel quadro delle loro competenze in materia di politica sociale, ma quelli fissati nei CCL indipendentemente dal loro ammontare. “Con questo attacco, i salari minimi cesserebbero di valere per tutti, nonostante i cittadini abbiano espressamente deciso il contrario”, si afferma in una nota stampa del comitato referendario, che raggruppa, oltre alle federazioni affiliate all’USS, Travail.Suisse, il Partito socialista e i Verdi.   Vania Alleva: un attacco alle retribuzioni di tutti A pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto le donne, le quali, svolgendo spesso i lavori peggio retribuiti, «rappresentano due terzi delle persone che traggono beneficio dai salari minimi legali», ha sottolineato la presidente di Unia e vicepresidente dell’USS Vania Alleva nell’ambito dell’odierna conferenza stampa. «I salari minimi aumentano i salari femminili e dunque riducono le disparità di genere», ha aggiunto. Ma la revisione di legge in questione «è anche un attacco alle retribuzioni in generale, perché la politica dei salari bassi aumenta la pressione su tutti i salari», ha ricordato Vania Alleva. Infatti, “le imprese che versano salari corretti non tarderebbero a subire la pressione di quelle che sfruttano il loro personale. E i salari minimi mirano proprio a impedire ogni forma di concorrenza a danno dei salariati”, si legge nel comunicato del comitato referendario, in cui si sottolinea come la revisione legislativa decisa dall’Assemblea federale “indebolisca la protezione salariale in tutta la Svizzera e mini le misure contro il dumping salariale”. Oltretutto in un contesto in cui sono in discussione i cosiddetti Accordi bilaterali III con l’Unione europea e in cui dunque «occorrono una maggiore protezione salariale e misure di accompagnamento di politica interna, come per esempio i salari minimi per tutte le persone interessate direttamente. Chi attacca i salari minimi gioca col fuoco», ha commentato la presidente di Unia.   Nel corso dei lavori parlamentari, il progetto originale (che discende da una mozione del consigliere agli Stati del Centro Erich Ettlin) è stato leggermente edulcorato con una norma secondo cui i Cantoni che, al momento di un’eventuale entrata in vigore del nuovo diritto federale, hanno una legislazione che prevede il primato dei salari minimi legali su quelli dei CCL, potrebbero continuare ad applicarla. Questa sorta di clausola di salvaguardia dei diritti acquisiti (che allo stato varrebbe per i cantoni Ginevra e Neuchâtel e per Lucerna), attenuerebbe però il problema molto parzialmente: essa consentirebbe infatti
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