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Ucraina, ennesimo scandalo di corruzione. Zelensky licenzia il vicecapo del suo ufficio. L'ex ministro della Difesa: «Servono elezioni»
A quattro anni dall'inizio dell'invasione, la Russia non è l'unico problema che attanaglia Zelensky. Ieri il presidente ucraino ha licenziato il vicecapo del suo stesso ufficio, Iryna Mudra, nell'ultimo episodio di una lunga catena di allontanamenti, legati soprattutto alla corruzione. Mudra è stata coinvolta in un'indagine condotta dal Nabu, l'Ufficio nazionale anticorruzione, insieme alla Procura specializzata anticorruzione, la Sapo, e ribattezzata dagli inquirenti “Forrest Gump”. L’annuncio del licenziamento è infatti arrivato poco dopo la perquisizione, da parte delle forze dell’ordine, dell’ufficio di Mudra. Secondo gli investigatori, farebbe parte di un gruppo che includeva parlamentari in carica ed ex deputati, insieme a funzionari di alto livello dell'ufficio presidenziale. Il gruppo avrebbe riciclato circa 150 milioni di hryvnia, poco più di 3 milioni di dollari, attraverso la banca statale Sense Bank, ex Alfa-Bank, per pagare la cauzione dell'ex ministro dell'Energia Herman Halushchenko, già coinvolto nello scandalo Midas da 100 milioni di dollari. Tra i perquisiti figurano anche un deputato, Vadim Stolar, già eletto in un partito filorusso poi messo fuorilegge dopo l'invasione del 2022, e dirigenti di Sense Bank, istituto che impiega circa 4mila persone. In una registrazione diffusa dal Nabu, una donna identificata come vicecapo dell'ufficio presidenziale afferma che la lotta alla corruzione sarebbe «un approccio sbagliato» e che andrebbe piuttosto «sistematizzata e controllata». Il caso si inserisce in una lunga catena di inchieste che ha coinvolto alcuni dei più stretti collaboratori di Zelensky. A maggio l'ex capo di gabinetto Andriy Yermak è stato incriminato per arricchimento illecito e abuso di potere. Inoltre, diversi parlamentari della maggioranza sono accusati di aver venduto il proprio voto, mentre a inizio agosto l'ambasciatore ucraino a Washington si è dimesso ed è stato incriminato due giorni dopo, sempre per arricchimento illecito. Le rivelazioni arrivano in un momento già abbastanza turbolento per Zelensky. La rimozione dell'ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, artefice della campagna che nel 2019 portò Zelensky al potere nonché della rivoluzione bellica che ha portato l’Ucraina a essere un laboratorio per l’industria dei droni, ha già causato ampie proteste nelle città ucraine. Fedorov è tornato a parlare proprio in occasione delle nuove indagini. In un video diffuso martedì sera ha accusato l'amministrazione di premiare la fedeltà politica a scapito della competenza e ha chiesto elezioni straordinarie in tempo di guerra. «Non dobbiamo permettere che Putin decida quando gli ucraini potranno scegliere il loro governo – ha affermato –. Come dovrebbe funzionare uno Stato se la guerra continuasse per un altro anno? Due? Tre?» La proposta riapre un nodo delicato: la legge marziale, in vigore dal febbraio 2022, ha sospeso le elezioni e prolungato oltre il mandato quinquennale sia la presidenza sia il parlamento. Zelensky sostiene che un voto in piena fase calda del conflitto avvantaggerebbe solo Mosca, posizione condivisa dalla maggioranza dei parlamentari e, secondo i sondaggi, da gran parte dell'elettorato. Stretto tra gli scandali di corruzione e la competizione posta da Fedorov, Zelensky si trova ora in difficoltà. Il rischio maggiore riguarda ora la tenuta del sostegno internazionale: i partner occidentali, che dal 2022 hanno erogato decine di miliardi di dollari in aiuti, osservano con crescente preoccupazione l'accumularsi di inchieste ai vertici di Kiev. Il tutto mentre l’amministrazione americana è sempre più altalenante nel suo supporto all’Ucraina, che si trova anche ad affrontare la carenza di Patriot, principale arma di difesa contro i missili di Mosca. Mercoledì il parlamento ha comunque approvato il successore di Fedorov alla Difesa, Yevhenii Khmara. Resta aperta la partita più delicata: quella tra chi chiede una via democratica d'uscita dalla guerra permanente, e un establishment che teme le urne quasi quanto il fronte.
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