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L'Unione europea sui migranti segue la linea indicata da Meloni

30/06/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹
Quattro anni di battaglia, di ostinazione, tenacia: la chiamino come vogliono ma alla fine Giorgia Meloni ce l’ha fatta. In Europa è passata la linea italiana sulle migrazioni, a conferma che le politiche seguite da Palazzo Chigi e dai ministri del governo sono riconosciute anche dalla Ue, dopo tante polemiche dettate soprattutto dal furore dell’opposizione in casa. La sinistra che ululava all’Europa, proprio lì ha subito una sconfitta cocente sul piano delle regole. E questo è un bene per la nostra Nazione. Sono stati anni di lavoro davvero tosto, ma alla lunga lo sforzo è stato premiato, sia con l’entrata in vigore del nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo (12 giugno 2026) e con l’approvazione recente del Regolamento sui Rimpatri. E’ così che la linea di Giorgia Meloni ha guadagnato terreno significativo a livello europeo. Il quadro del cambiamento in Europa è segnato da almeno cinque tappe essenziali: 1. Controlli esterni più duri e procedure accelerate alle frontiere (screening rapido, respingimenti più facili). 2. Meccanismo di solidarietà obbligatorio: i Paesi di primo arrivo (Italia, Grecia, Spagna, Cipro) non sono più soli. Gli altri Stati devono accogliere quote di migranti o pagare contributi finanziari (20.000 euro a migrante non accolto) o fornire supporto operativo. 3. Return hubs e centri di rimpatrio in Paesi terzi: il modello Italia-Albania (hub in Albania per elaborare le richieste) è stato di fatto “europeizzato”. Il nuovo regolamento sui rimpatri prevede centri esterni all’UE per chi non ha diritto alla protezione 4. Lista UE di Paesi sicuri e riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio, per velocizzare le espulsioni (oggi solo 1 su 4 viene effettivamente eseguita). 5. Approccio “esterno”: accordi con Paesi terzi (Tunisia, Libia, Egitto, ecc.), Mattei Plan diventato parzialmente europeo, focus su fermare le partenze prima delle coste. La Meloni ha celebrato esplicitamente queste novità come “vittoria” e “risultato storico del lavoro del governo italiano”. La Meloni ha spinto su questo fin dal 2022-2023, quando l’Italia era (e resta) sotto forte pressione sul fronte mediterraneo. Il suo approccio – fermare le imbarcazioni, accordi bilaterali, esternalizzazione – era inizialmente visto come “estremo” da molti a Bruxelles, ma con l’aumento dei flussi e la pressione di altri Paesi (Danimarca, Olanda, Austria, Paesi dell’Est) è diventato mainstream di centrodestra. Non è certo ancora una vittoria totale: il Patto mantiene elementi di solidarietà che l’Italia deve gestire (anche se con più aiuti). La sinistra urla ai diritti, ma dimentica i doveri di chi viene da noi. Inoltre l’Italia continua a gestire flussi legali di lavoro (decreti flussi) per ragioni demografiche ed economiche. In sintesi, l’Europa ha virato verso una linea più pragmatica e restrittiva sui migranti irregolari, e il “modello Meloni” (esternalizzazione, rimpatri rapidi, pressione sui Paesi di origine/transito) ha influenzato pesantemente la direzione. Non è più un’anomalia italiana, ma una tendenza continentale. I numeri dei rimpatri e degli accordi bilaterali diranno nei prossimi mesi quanto sia efficace nella pratica. Del resto, la qualità del lavoro italiano è testimoniata anche dal vistoso calo degli sbarchi nel nostro Paese: sono calati in modo netto anche nel 2026. I dati ufficiali del Ministero dell’Interno (Cruscotto statistico) confermano un calo consistente rispetto agli anni precedenti. Da inizio 2026: intorno alle 13.000-13.200 persone sbarcate (dati recenti parlano di 13.179 o 13.042 a metà giugno). Il confronto è pari al 50/56% rispetto allo stesso periodo del 2025 (che aveva già visto una stabilizzazione intorno alle 66.000 annuali). Calo ancora più marcato rispetto al picco del 2023 (oltre 157.000 annuali): proiezioni parlano di 70/80% cumulativo in certi periodi. A tutto questo hanno concorso gli accordi con i Paesi di origine e transito (Libia, Tunisia, ecc.) rafforzati dal governo Meloni. Così come i maggiori controlli e l’attività di prevenzione delle partenze hanno determinato un abbassamento di numeri che erano drammatici. Poi, l’effetto del nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo (procedure accelerate, rimpatri più efficaci). Certamente hanno giocato un ruolo anche le condizioni meteo, ma il trend è strutturale e non solo temporaneo. Infine, qualcosa che deve ancora mettere sull’avviso: nonostante il calo degli arrivi, il numero di morti e dispersi nel Mediterraneo resta alto (centinaia anche nel 2026), segno che le traversate sono ancora pericolose e i trafficanti si adattano.
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