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Il 2026 anno del “diritto internazionale che non vale più nulla”

14/06/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
di Riccardo Noury, portavoce Amnesty International Italia   C’è chi non se n’è accorto, chi ne ha tratto giovamento e chi l’ha visto come un esempio da imitare. Amnesty International, come si dice, l’aveva visto arrivare e aveva lanciato l’allarme già all’inizio di questo secolo: i diritti umani e il diritto internazionale sembrano ormai essere stati sostituiti dal diritto del più forte. Da Orbán in Ungheria ad al-Sisi in Egitto, da Erdogan in Turchia a Modi in India, da Milei in Argentina a bin Salman in Arabia Saudita, da Putin in Russia a Xi in Cina, i contesti e la gravità delle conseguenze possono essere diversi ma ovunque, attraverso pratiche autoritarie, I governi consolidano il potere, controllano l’informazione, screditano chi li critica, puniscono il dissenso, restringono lo spazio civile, introducono leggi contrarie ai diritti umani e minacciano i passi avanti ottenuti dalle piazze e, infine, indeboliscono i meccanismi istituiti per accertare le responsabilità e per proteggere i diritti umani. Donald Trump, se non è l’archetipo, è il simbolo dell’autoritarismo contemporaneo. Il 20 gennaio, a un anno dal suo ritorno alla Casa Bianca, Amnesty International ha prodotto un rapporto sulle crescenti pratiche autoritarie e sulla devastante erosione dei diritti umani negli USA. Il rapporto si concentra su 12 aree, interconnesse tra loro, in cui l’amministrazione Trump sta facendo a pezzi i pilastri di una società libera: gli attacchi alla stampa e all’accesso all’informazione, alla libertà d’espressione e di protesta pacifica, alle organizzazioni della società civile e alle università, agli oppositori politici e alle voci critiche, ai giudici e agli avvocati, al sistema legale e al giusto processo. Il rapporto denuncia anche gli attacchi ai diritti delle persone migranti e rifugiate, l’uso come capri espiatori di determinate comunità, i passi indietro nella protezione dalla discriminazione, l’impiego delle forze armate per finalità interne, lo smaltimento delle misure anti-corruzione e di quelle per chiamare a rispondere le imprese del proprio operato, l’espansione della sorveglianza senza controlli significativi e i tentativi di indebolire i meccanismi internazionali istituiti per proteggere i diritti umani. Queste tattiche autoritarie si stanno rafforzando a vicenda: studenti vengono arrestati e portati in carcere per aver protestato nei campus, intere comunità vengono invase e terrorizzate da uomini dell’ICE (l’Agenzia federale che si occupa di immigrazione) col volto coperto, la militarizzazione delle città sta diventando la norma. Allo stesso tempo, le intimidazioni alla stampa rendono più difficile denunciare le violazioni dei diritti umani; le rappresaglie contro chi protesta dissuadono le persone da prendere la parola; l’aumento della sorveglianza e della militarizzazione aumenta il prezzo che chi dissente è chiamato a pagare; gli attacchi ai tribunali, agli avvocati e agli organismi di controllo rendono più difficile chiamare in causa chi compie violazioni dei diritti umani. Queste tattiche stanno chiaramente erodendo i diritti umani: le libertà d’espressione, di protesta pacifica, di stampa, di accesso all’informazione; all’uguaglianza e alla non discriminazione, al giusto processo, alla libertà accademica, alla libertà dagli arresti arbitrari; e ancora il diritto di chiedere asilo, di ricevere un processo equo e persino quello alla vita. Sul piano globale, l’autoritarismo sta dando un duro colpo ai meccanismi internazionali per la protezione dei diritti umani, compresa la giustizia internazionale, vista sempre come un problema, un fastidio, un ostacolo da aggirare alla faccia di milioni di sopravvissuti e di famiglie di vittime che chiedono si spezzi il ciclo dell’impunità. Il rischio è che se il 2025 è stato l’anno del “diritto internazionale che vale fino a un certo punto” (come disse il ministro degli Affari esteri italiano Antonio Tajani), il 2026 sarà quello del “diritto internazionale non vale più nulla”. Se il buongiorno si vede dal mattino (anzi, nel caso specifico, dalla notte tra il 4 e il 5 gennaio, quando gli USA hanno attaccato il Venezuela), siamo messi male.   * Articolo pubblicato da IAMNESTY – Trimestrale dei diritti umani, n.2/ aprile 2026  
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